Un palco che rompe le regole della geometria classica e trasforma il Teatro Ariston in uno spazio fluido, quasi in movimento. È questa la visione dell’architetto Riccardo Bocchini, che firma la scenografia del Festival di Sanremo 2026.
«La scenografia di quest’anno è pensata come un’audace rottura degli schemi tradizionali, un connubio tra asimmetria e magia musicale», spiega Bocchini. «Le linee irregolari diventano il linguaggio con cui raccontiamo l’espansione dello spazio».
Non si tratta solo di una scelta estetica. «L’asimettria non è decorazione, ma simbolo. Rappresenta la musica contemporanea: imprevedibile, fluida, mai statica». Il palco, quindi, si allontana dalla rigidità delle forme classiche e si costruisce su volumi volutamente sbilanciati, con traiettorie che “fuggono” in direzioni inattese, pur mantenendo coerenza visiva.
Un palco che abbraccia il pubblico
La scena, racconta l’architetto, «si insinua verso la platea e si solleva da un lato verso la galleria e dall’altro verso i tre piani dell’orchestra, annullando la distanza tra chi canta e chi ascolta».
Ogni brano sarà valorizzato da configurazioni tecnologiche capaci di allungarsi o comprimersi, modificando di volta in volta la prospettiva. «Proprio come una melodia non segue mai una linea retta, così lo spazio scenico si piegherà e si estenderà per accogliere il suono», sottolinea Bocchini.
Elemento centrale del progetto è un boccascena architettonico e asimmetrico che si solleverà in tre grandi fascioni, avvolgendo palco e platea in un unico abbraccio visivo. Il segno scenografico si ricomporrà quando entrerà in scena la tradizionale scala motorizzata, introdotta da «un imponente sipario LED a scorrimento orizzontale che si aprirà svelando la scala con un ingresso spettacolare, nel solco della grande tradizione teatrale».
Al centro del fronte palco troverà spazio anche un sipario tecnologico motorizzato, modulabile in diverse configurazioni. Ogni variazione cambierà il volto della scena, facendo sembrare che il limite fisico del palcoscenico del Teatro Ariston si dissolva. «Sarà una scena al servizio dell’emozione, dove l’architettura si mette al servizio dell’immateriale».
Luce, regia e sinergia creativa
Il progetto è stato sviluppato in stretta collaborazione con il direttore della fotografia Mario Catapano e con il regista Maurizio Pagnussat.
«L’obiettivo è trasformare il contenitore televisivo in un tempio della percezione», conclude Bocchini. Attraverso un sofisticato gioco di accensioni e spegnimenti, il palco potrà mutare da completamente nero a completamente bianco, grazie all’integrazione tra materiali scenici, superfici luminose e grafica digitale.
La regia, dal canto suo, porterà lo spettatore dentro la scenografia: «Molte telecamere saranno integrate nella scena e si muoveranno alla ricerca di nuovi angoli, per far vivere il palco a 360 gradi».
