Sono terminate le riprese de “L’assurda storia della Gialappa’s Band”, il film documentario diretto da Walter Veltroni dedicato al trio comico che da quarant’anni accompagna il pubblico italiano. Il progetto ricostruisce l’intero percorso della Gialappa’s Band, dagli esordi radiofonici fino alla consacrazione come punto di riferimento della satira nazionale, e arriverà nelle sale italiane il 22 ottobre.
Un viaggio di quarant’anni nella comicità italiana
Il film attraversa quattro decenni di storia raccontando l’evoluzione di Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, i tre nomi dietro una delle formule comiche più longeve della televisione italiana. Partiti dalle frequenze di Radio Popolare, i tre hanno costruito nel tempo un linguaggio capace di intercettare i cambiamenti del Paese, restando sempre fedeli al proprio stile.
Veltroni firma un racconto che non si limita alla cronologia dei successi, ma prova a restituire il modo in cui la Gialappa’s Band ha saputo leggere l’Italia degli ultimi quarant’anni, trasformando la cronaca e i personaggi pubblici in materiale comico diventato patrimonio collettivo.
Le parole del regista
A presentare il progetto è lo stesso Walter Veltroni, che descrive il documentario come il ritratto di tre autori rimasti sempre dietro le quinte pur avendo segnato la memoria comica di intere generazioni. Il regista sottolinea come il racconto includa anche i personaggi scoperti e valorizzati nel corso degli anni dal trio, in un equilibrio tra leggerezza e riflessione che per Veltroni rappresenta l’essenza stessa del progetto.
Produzione e uscita nelle sale
“L’assurda storia della Gialappa’s Band” è una produzione Tramp Limited, realizzata in associazione con Medusa Film, che curerà anche la distribuzione nei cinema italiani a partire dal 22 ottobre. Si tratta di un’operazione che porta per la prima volta sul grande schermo la parabola artistica del trio, offrendo al pubblico una prospettiva più ampia su un fenomeno che ha attraversato radio, televisione e cultura popolare.
Il documentario si candida così a essere non solo un tributo, ma anche un documento utile per capire come la comicità italiana abbia saputo reinventarsi restando fedele alle proprie radici.
