D’Urso contro Mediaset: la causa per i diritti non pagati e le presunte ingerenze di De Filippi e Toffanin

Barbara D'Urso porta Mediaset in tribunale per diritti d'autore non pagati, il format "Live – Non è la D'Urso" e presunte ingerenze editoriali. L'azienda respinge tutto.

Dopo tre anni di silenzio, Barbara D’Urso ha scelto le aule di tribunale. La conduttrice, che Mediaset ha salutato definitivamente il 31 dicembre 2023, ha avviato un’azione legale contro l’azienda di Cologno Monzese dopo che un tentativo di risoluzione bonaria si è concluso con un nulla di fatto. La notizia è stata anticipata da La Stampa e ha immediatamente innescato la replica del Biscione, deciso a difendersi da ogni addebito.

Il contenzioso segna una svolta nel lungo e tormentato epilogo di uno dei rapporti più produttivi della televisione italiana: oltre vent’anni di collaborazione, programmi di punta, ascolti record e, alla fine, un addio traumatico che la diretta interessata aveva descritto pubblicamente come fonte di profondo dolore.

Diritti d’autore e il format di “Live – Non è la D’Urso”: i nodi del contenzioso

Stando a quanto ricostruito da La Stampa, uno dei punti centrali della causa riguarda il mancato pagamento dei diritti d’autore maturati nei 16 anni in cui D’Urso ha firmato i propri programmi anche come autrice. A questo si aggiunge la questione del format “Live – Non è la D’Urso”, il talk show in prima serata andato in onda tra il 2019 e il 2021 e di cui la conduttrice rivendica la titolarità intellettuale. Secondo la sua ricostruzione, Mediaset non avrebbe mai riconosciuto né corrisposto i relativi compensi.

Un fronte ulteriore riguarda un post pubblicato nel marzo 2023 sul profilo ufficiale X “Qui Mediaset”, considerato offensivo dalla conduttrice. D’Urso avrebbe atteso invano delle scuse formali: Mediaset, dal canto suo, aveva all’epoca attribuito la pubblicazione a un presunto hackeraggio del profilo, senza mai fare marcia indietro sulla questione.

L’accusa più pesante: gli ospiti approvati da De Filippi e Toffanin

Tra i punti più discussi della vicenda emerge una contestazione che, se confermata, disegnerebbe un quadro inedito sui rapporti di forza interni a Mediaset. Secondo quanto anticipato da La Stampa, D’Urso sostiene di aver subito l’obbligo di sottoporre preventivamente le liste degli ospiti delle proprie trasmissioni all’approvazione delle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin, limitando di fatto la sua autonomia editoriale.

La risposta è arrivata rapida e netta. L’azienda, tramite il proprio avvocato Andrea Di Porto, ha definito l’intera azione legale basata su «una ricostruzione dei fatti strumentale e non corrispondente alla realtà», dichiarando le pretese risarcitorie «del tutto infondate». La Fascino PGT di Maria De Filippi ha a sua volta smentito con forza l’esistenza di qualsiasi lista di approvazione: «Non esistono liste», si legge nella nota diffusa dalla società.

Fonti vicine a Cologno Monzese hanno inoltre fornito la propria versione sull’addio del 2023: a D’Urso sarebbe stata offerta la continuazione di Pomeriggio 5, ma il rinnovo non si sarebbe concretizzato perché la conduttrice avrebbe preteso la conduzione di due prime serate, ritenute incompatibili con le esigenze di palinsesto. Quanto ai compensi complessivi percepiti in carriera, le stesse fonti hanno indicato una cifra «vicina ai 35 milioni di euro», a cui si aggiungerebbero gli introiti pubblicitari.

Una storia lunga vent’anni, ora davanti a un giudice

Barbara D’Urso aveva esordito su Canale 5 nel 2003, quando Pier Silvio Berlusconi le affidò la conduzione del Grande Fratello in un momento in cui era ferma da anni (anche se su questo punto la conduttrice a ribattuto dicendo che a inizio anni duemila era impegnata in fiction di lungo corso come “Orgoglio” e “Lo Zio D’America”). Da lì aveva costruito un impero televisivo pomeridiano, diventando il volto identitario di Pomeriggio 5 per 15 edizioni consecutive. La sua sostituzione con Myrta Merlino aveva segnato una delle discontinuità più rumorose nella storia recente della tv italiana.

Oggi la stessa storia approda in tribunale. D’Urso ha fatto sapere che presto renderà nota «la sua verità». Mediaset si dice fiduciosa sull’esito della controversia. La battaglia è appena cominciata.

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