Il futuro della conduzione di Report è ormai il tema più caldo dell’autunno Rai. Secondo diverse ricostruzioni di stampa, non ancora confermate ufficialmente dall’azienda, la nuova stagione del programma di inchiesta di Rai 3 potrebbe non essere più affidata a Sigfrido Ranucci. Mentre si attende una decisione formale, la fondatrice storica Milena Gabanelli chiude la porta a un proprio ritorno alla guida, complicando i piani ipotizzati per il post Ranucci.
Il caso è esploso dopo l’attentato subito da Ranucci nell’ottobre 2025, quando un ordigno distrusse la sua auto parcheggiata fuori casa, a Pomezia. Le indagini hanno portato all’arresto del faccendiere Valter Lavitola, amico del conduttore, che in sede di interrogatorio ha ammesso di essere il mandante del gesto, pur fornendo una versione giudicata dal gip poco credibile e priva di riscontri. Proprio i rapporti personali tra Ranucci e Lavitola, insieme ad alcuni contenuti emersi dall’inchiesta come chat e messaggi vocali, sono diventati oggetto di una relazione interna del Comitato Etico della Rai, consegnata nei giorni scorsi all’amministratore delegato Giampaolo Rossi. Nel frattempo il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha chiesto pubblicamente la sospensione del conduttore, mentre alcuni consiglieri di amministrazione Rai hanno invitato l’ad a valutare con cautela il caso, ricordando il valore che Report ha rappresentato per l’azienda in termini di ascolti e raccolta pubblicitaria.
Cosa dice l’avvocato di Ranucci
Sulla vicenda è intervenuto l’avvocato Roberto De Vita, legale del conduttore, secondo cui qualsiasi iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Ranucci e del programma rischierebbe di essere condizionata da un clima di accuse infondate, alimentate da polemiche pretestuose anche all’interno dell’azienda, nonostante la posizione chiara della magistratura sulla condizione di vittima del giornalista.
Per il legale, motivazioni legate a frequentazioni personali, fonti giornalistiche o inchieste controverse rappresenterebbero un pretesto formale, così come un’eventuale incompatibilità ambientale legata alla risonanza mediatica del caso finirebbe di fatto per penalizzare chi ha subito l’attentato. De Vita ha inoltre sottolineato il rischio che la decisione finisca per collocarsi nell’orbita di indicazioni provenienti da esponenti di vertice del mondo politico e istituzionale, più che da valutazioni editoriali autonome dell’azienda.
Verso il cambio alla conduzione
Il parere del Comitato Etico resta comunque consultivo e non vincolante: la decisione finale spetta all’amministratore delegato, che si è preso alcuni giorni per valutare il contenuto del documento. Nel frattempo Ranucci ha proseguito il lavoro sul nuovo ciclo del programma, portando avanti anche gli incontri operativi con la direzione dell’Approfondimento Rai, segno che l’ipotesi di un passo indietro non era, almeno fino a pochi giorni fa, formalmente sul tavolo.
Il totonomi per la nuova guida
Diversi nomi sono circolati come possibili successori, sempre secondo indiscrezioni di stampa. Tra questi Federico Ruffo, dal 2020 alla conduzione di Mi manda Rai3, ritenuto tra i profili più graditi ai vertici aziendali. Un’altra ipotesi porta i nomi degli inviati storici di Report Giorgio Mottola e Giulio Valesini, per una possibile doppia conduzione capace di garantire continuità alla squadra. Sul tavolo resterebbe anche l’opzione di trasformare il programma in una sequenza di servizi senza un volto fisso alla conduzione, in attesa che Ranucci maturi i requisiti per la pensione.
Gabanelli dice no al rito della riesumazione
Tra le ipotesi circolate, quella che ha attirato più attenzione riguarda proprio Milena Gabanelli, che ha fondato e condotto Report dal 1994 al 2016 prima di lasciare la trasmissione. Interpellata sul tema, la giornalista ha chiarito senza ambiguità di non avere alcuna intenzione di tornare alla conduzione. Una proposta in tal senso le sarebbe stata fatta pervenire, ma per usare le sue parole il pervenuto vale quasi zero. Gabanelli ha definito l’ipotesi di un suo rientro un rito della riesumazione, sottolineando come Report appartenga ormai al suo passato professionale.
La giornalista ha inoltre voluto ribadire un principio che considera centrale per il programma: un’inchiesta televisiva è il prodotto di una squadra, non del lavoro di una singola persona, e colpire la redazione nel suo insieme rappresenterebbe un errore grave, indipendentemente da chi si trovi alla conduzione. Sul caso Lavitola, invece, Gabanelli ha scelto di non entrare nel merito, dichiarando di volersi tenere fuori da un dibattito già affollato di voci e prese di posizione.
Il precedente con Santoro
Nella valutazione dei vertici Rai peserebbe anche il timore di un cosiddetto effetto Santoro, con riferimento al caso dell’ex conduttore che vinse in tribunale contro l’azienda dopo essere stato allontanato dai palinsesti. Un elemento che, secondo alcune ricostruzioni, starebbe rallentando la formalizzazione della decisione, in attesa che venga individuata una collocazione alternativa per Ranucci all’interno dell’azienda.
Il countdown verso la nuova stagione di Report, in partenza l’8 novembre, resta dunque il vero banco di prova per capire chi guiderà uno dei programmi simbolo del giornalismo d’inchiesta della televisione pubblica italiana.
